4° VILLAE FILM FESTIVAL

  Quando l’arte è in movimento | Villae Film Festival |

Villa Adriana | 4/10 luglio 2022 | ore 21.00 | Ingresso libero
Villa d'Este | 18/24 luglio 2022 | ore 21.00 | Ingresso libero

Dal 4 al 10 e dal 18 al 24 luglio 2022 due siti dichiarati dall'UNESCO Patrimonio Mondiale dell'Umanità, Villa Adriana e Villa d’Este, ospitano la IV Edizione di Villae Film Festival, rassegna da sempre dedicata a CINEMA e ARTE. Il progetto è realizzato con il patrocinio e il sostegno del MiC e della Regione Lazio e organizzato dalle Villae, sotto la direzione artistica di Andrea Bruciati, storico dell’arte e direttore dell’Istituto Villa Adriana e Villa d’Este, con la consulenza artistica di Stefania Bianchi e Filippo Soldi e l'organizzazione dell'Associazione Culturale Seven. Nella sua duplice articolazione a Villa d’Este e a Villa Adriana, Villae Film Festival quest’anno affronta il grande tema della Bellezza. Lo fa proponendo film che ne hanno indagato le molteplici ripercussioni e sfaccettature con un linguaggio che guarda proprio all’Arte. Bellezza come motivo di meraviglia, di turbamento, bellezza negata, bellezza spendente e bellezza nascosta. Bellezza come ossessione e bellezza fine a sé stessa: che lo si ammetta o no, spesso la bellezza determina le nostre scelte e informa la nostra vita.

IL PROGRAMMA DI VILLAE FILM FESTIVAL 2022

Ore 21.00 incontro su MORTE A VENEZIA Introduce Andrea Bruciati

Ore 21.20 i filmati dell’Archivio Storico Luce

Ore 21.30 proiezione MORTE A VENEZIA di LUCHINO VISCONTI

MORTE A VENEZIA

regia di Luchino Visconti, con Dirk Bogarde, Silvana Mangano, Björn Andersen, Romolo Valli, Nora Ricci, Mark Burns, Marisa Berenson, Carole André, Leslie French, Antonio Apicella, Franco Fabrizi.

1971, Italia/Francia/USA, 135’, drammatico.

1911: il musicista Gustav von Aschembach giunge a Venezia per trascorrervi un periodo di vacanza. Al Lido, nella elegante hall dell’Hotel des Bains, egli nota un bellissimo giovane: si chiama Tazio, è polacco ed è in vacanza insieme alla famiglia. Il musicista è così scosso dal turbamento che la bellezza del ragazzo provoca in lui da decidere di ripartire immediatamente. Un contrattempo, però, lo costringe a rimanere. Il gioco di sguardi tra lui e il giovane si fa sempre più intenso: proprio seguendo Tazio, Aschembach si perde tra le calli di una Venezia ormai in preda al colera. Avuta notizia certa dell’epidemia in corso, egli vorrebbe avvertire la famiglia polacca e invitarla a lasciare la città per mettersi in salvo. Ma il desiderio di continuare a vedere Tazio lo fa desistere da questo proposito. Sarà proprio contemplando il giovane sulla spiaggia del Lido che Gustav von Aschembach troverà la morte.

Luchino Visconti è stato uno dei più significativi registi italiani non solo di cinema ma anche di prosa e di opera lirica. Ossessione, Bellissima, Senso, Rocco e i suoi fratelli, Il gattopardo, Ludwig, Gruppo di famiglia in un interno sono solo alcuni dei suoi titoli, vere e proprie pietre miliari del cinema italiano. 

Ore 21.00 Concorso Videoarte

Ore 21.20 incontro MELANCHOLIA. Introduce Andrea Bruciati

Ore 21.40 i filmati dell'Archivio Storico Luce

Ore 21.45 proiezione MELANCHOLIA di LARS VON TRIER


MELANCHOLIA

regia di Lars von Trier, con Kirsten Dunst, Charlotte Gainsbourg, Kiefer Sutherland, Alexander Skarsgård, Brady Corbet, Charlotte Rampling.

2011, Danimarca/Germania/Francia/Svezia/Italia, 130’, drammatico.

Il film è diviso in un due parti, intitolate rispettivamente a Justine e a Claire, le due sorelle che ne sono protagoniste. Conosciamo la prima il giorno del suo matrimonio. La vediamo apparentemente felice, ma, fin da subito, appaiono in lei segni di una profonda inquietudine e di una grave depressione. Questo fa sì che il marito se ne vada la sera stessa delle nozze senza avere consumato quel rapporto che Justine preferisce, invece, consumare con un altro. Claire, la sorella, che ben conosce la situazione emotiva di Justine, le sta accanto. È durante una cavalcata con lei che le due notano che la stella Antares non si vede più. Si sta verificando un fatto astronomico straordinario: il pianeta Melancholia si sta avvicinando paurosamente alla Terra e l’impatto non lascerà scampo a nessuno. Sarà proprio Justine a ritrovare la serenità almeno apparente per affrontare la fine del mondo insieme alla sorella e al nipotino.

Lars von Trier è un regista e sceneggiatore danese famoso per essere tra gli ideatori del movimento “Dogma 95”, che auspica la realizzazione di film con grande attenzione alla recitazione, utilizzo di macchina a spalla e senza effetti speciali. Palma d’Oro a Cannes nel 2000 per il film Dancer in the Dark, con la cantante Björk, Lars von Trier è autore di lungometraggi che hanno incontrato grande riscontro di critica e di pubblico internazionale. Si ricordino ad esempio lo struggente Le onde del destino, lo sconvolgente Idioti o lo spiazzante Dogville, interpretato da Nicole Kidman.  

Ore 21.00 Concorso Videoarte 

Ore 21.20 incontro ATLANTIDE. Introduce Andrea Bruciati

Ore 21.40 i filmati dell’Archivio Storico Luce

Ore 21.15 proiezione ATLANTIDE di YURI ANCARANI


ATLANTIDE

regia di Yuri Ancarani, con Daniele Barison, Bianka Berényi, Maila Dabalà, Alberto Tedesco, Jacopo Torcellan

2021, Italia/Francia/USA, 104’, drammatico

Daniele è un ventiquattrenne e vive nella laguna veneta sull’isola di Sant’Erasmo. La sua vita scorre come quella di tanti coetanei del luogo, dai quali, però, appare emarginato. Elemento che accomuna tutti è la passione per la velocità che, in laguna, non può esprimersi che con la passione per il “barchino”. I motori dei piccoli motoscafi utilizzati per la vita di tutti i giorni vengono modificati e queste imbarcazioni si trasformano in pericolosi veicoli da competizione. La continua sfida diventa un modo per farsi apprezzare. Ma perché tutto questo funzioni, la sfida deve farsi sempre più pericolosa.

Yuri Ancarani è regista e artista e ha realizzato numerose istallazioni e opere di videoarte. Queste sono talvolta raccolte in serie o gruppi: la trilogia La malattia del ferro riunisce, ad esempio, Il Capo (2010), Piattaforma Luna (2011) e Da Vinci (2012), opere sempre legate al tema del lavoro. Ugualmente, la trilogia Le radici della violenza è composta da San Siro (2014), San Vittore (2018) e San Giorgio, girate a Milano (la prima nello stadio, la seconda nel noto carcere) e in una banca svizzera. The challenge, il suo primo lungometraggio, è del 2016 e racconta di un gruppo di sceicchi che, muovendosi tra le dune del deserto, partecipano a una gara di caccia con uccelli rapaci.

Ore 21.00 Concorso Videoarte

Ore 21.20  incontro IL BELL’ANTONIO. Introduce Andrea Bruciati

Ore 21.40 i filmati dell’Archivio Storico Luce

Ore 21.45 proiezione IL BELL'ANTONIO di MAURO BOLOGNINI


IL BELL'ANTONIO

regia di Mauro Bolognini, con Marcello Mastroianni, Claudia Cardinale, Pierre Brasseur, Rina Morelli, Tomas Milian

1960, Italia/Francia, 105’, drammatico Antonio Magnano è un bel giovane che, dopo gli studi a Roma, torna a Catania. Qui la famiglia desidera organizzargli quanto prima un matrimonio all’altezza: Barbara Puglisi sembra la giovane perfetta e, non appena la vede, Antonio se ne innamora. Il problema è che il matrimonio non va come tutti si aspettavano: dopo un anno esso non risulta ancora consumato. Barbara potrebbe avere un miglior pretendente e per questo la sua famiglia si rivolge alla Sacra Rota affinché il matrimonio con Antonio sia annullato in quanto non consumato. Per Antonio e per la sua famiglia è uno smacco inaccettabile: il padre ne morirà indirettamente di infarto. Solo la provvidenziale gravidanza di un’altra giovane, Santuzza, sembrerà risolvere la situazione. Antonio, creduto da tutti il padre del nascituro, dovrà sposare la ragazza. Ma è veramente lui il padre del bambino?  

Mauro Bolognini ha esordito come regista nel 1953. Ha diretto un indimenticabile Totò in Arrangiatevi (1959), sulla chiusura delle case d’appuntamento, avvenuta un anno prima dell’uscita del film per effetto della cosiddetta “legge Merlin”. Nello stesso torno di tempo ha realizzato tre sceneggiature alla cui scrittura partecipa Pier Paolo Pasolini: La notte brava (1959), da un racconto dello stesso Pasolini, Il bell’Antonio (1960) e La giornata balorda (1960). Spesso i suoi film, in cui appaiono attori come Jean-Paul Belmondo, Claudia Cardinale, Franca Valeri, Marcello Mastroianni, Ottavia Piccolo, Gigi Proietti, Massimo Ranieri, Ingrid Thulin, sono in costume e sono tratti da opere letterarie. Basti ricordare, ad esempio, Senilità, Agostino, Bubù, L’eredità Ferramonti, La viaccia, Metello, La venexiana. Ha firmato anche la regia di spettacoli di prosa e opere liriche, come Norma al Teatro alla Scala nel 1972 con scene di Mario Ceroli e costumi di Gabriella Pescucci. 

Ore 21.00 Concorso Videoarte

Ore 21.20 incontro L'UOMO CHE VENDETTE LA SUA PELLE. Introduce Andrea Bruciati

Ore 21.40 i filmati dell’Archivio Storico Luce

Ore 21.45 proiezione L'UOMO CHE VENDETTE LA SUA PELLE di  KAOUTHER BEN ANIA

L'UOMO CHE VENDETTE LA SUA PELLE

regia di Kaouther Ben Hania, con Monica Bellucci, Koen De Bouw, Husam Chadat, Rupert Wunne-James, Adrienne Mei Irving.

2020, Tunisia/Francia/Belgio/Germania/Svezia, 90’, drammatico.

Sam è un giovane siriano che ama, ricambiato, Abeer. Questa, tuttavia, non riesce a prendere una decisione definitiva per quanto riguarda la loro unione né avrà il coraggio di rifiutare l’uomo che la famiglia vuole per lei. Sam, inoltre, deve lasciare il paese perché ricercato per la sua attività politica. Abeer, che durante l’assenza di Sam sposa il diplomatico voluto dai genitori, si trasferisce in Belgio. Sam, che non l’ha affatto dimenticata, viene a saperlo e vorrebbe raggiungerla, ma non ha i mezzi per farlo. È la proposta di un noto artista internazionale a cambiare il corso della sua vita: Sam diventerà una vera e propria opera d’arte e come tale potrà essere esportato ed esposto in tutto il mondo.

Kaouther Ben Hamia è una regista tunisina. Ha lavorato per Al Jazeera Documentary Channel e ha firmato diversi cortometraggi. Nel 2014 presenta il suo primo lungometraggio, Le Challat de Tunis, un falso documentario che affronta il tema della condizione femminile in Tunisia. Anche il film successivo, La bella e le bestie, presentato al Festival di Cannes nel 2017, tratta lo stesso tema: si ispira, infatti, a un episodio di cronaca riguardante uno stupro compiuto da alcuni poliziotti. L’uomo che vendette la sua pelle è ispirato, invece, alla performance del 2006 dell’artista belga Wim Delvoye che realizzò un tatuaggio sulla schiena di un uomo chiedendogli, con tanto di contratto, di posare in mostre e musei e, alla morte, di farsi asportare il lembo di pelle tatuata per permetterne la conservazione in quanto opera d’arte.

Ore 21.00  Concorso Videoarte

Ore 21.20 incontro LAZZARO FELICE. Introduce Andrea Bruciati

Ore 21.40 i filmati dell’Archivio Storico Luce

Ore 21.45 proiezione LAZZARO FELICE di Alice Rohrwacher

LAZZARO FELICE

In un’area del Lazio dal nome di fantasia, una comunità di contadini vive isolata dal resto del mondo. Convinti che la mezzadria sia ancora in vigore, essi sottostanno agli ordini della Marchesa Alfonsina de Luna, proprietaria dei terreni su cui vivono e magnate del tabacco. Tra loro, il giovane Lazzaro si dimostra disponibile verso tutti, al punto da essere da tutti sempre sfruttato. La sua gentilezza d’animo e la sua ingenua intelligenza, però, gli assicurano anche l’amicizia di Tancredi, il figlio della marchesa. Questi, insieme a lui, progetta di fingersi vittima di un finto rapimento proprio per costringere la madre a dare ai contadini quanto loro dovuto. Le cose, però, non andranno come ipotizzato dal marchesino e la vicenda, tra imprevisti tragici e avvenimenti fantastici, avrà uno sviluppo inimmaginabile.

Alice Rohrwacher è regista e sceneggiatrice e ha esordito collaborando alla realizzazione di due documentari. Il suo primo lungometraggio è Corpo celeste ed è stato presentato alla Quinzaine des réalisateurs del Festival di Cannes nel 2011. Il successivo Le meraviglie, del 2014, vince il Grand Prix Speciale della Giuria al Festival di Cannes del 2014, mentre Lazzaro felice vince il Prix du scénario al Festival di Cannes 2018. Alice lavora talvolta con la sorella Alba, una delle più apprezzate attrici del nostro cinema e, nel 2019, ha diretto capitoli della serie L’amica geniale. Nel 2016, con La Traviata, ha firmato la sua prima regia lirica.


Ore 21.00 Concorso Videoarte

Ore 21.20 incontro 2001: ODISSEA NELLO SPAZIO. Introduce Andrea Bruciati

Ore 21.40 i filmati dell’Archivio Storico Luce

Ore 21.45 proiezione 2001: ODISSEA NELLO SPAZIO di Stanley Kubrick


2001: ODISSEA NELLO SPAZIO

regia di Stanley Kubrick, con Keir Dullea, Gary Lockwood, William Sylvester, Daniel Richter, Leonard Rossiter, Margaret Tyzack, Robert Beatty, Sean Sullivan

1968, USA/Regno Unito, 141’, fantascienza

2001: Odissea nello spazio si compone di capitoli giustapposti: L’alba dell’uomo (The dawn of men), Missione Giove – 18 mesi dopo (Jupiter mission – 18 months later), Giove e oltre l’infinito (Jupiter and beyond the Infinite). L’arco temporale del racconto va dalla preistoria a quello che, all’epoca in cui la pellicola fu girata, era il futuro. Il film racconta la missione del dottor Heywood Floyd, chiamato sulla base lunare per il ritrovamento di un misterioso monolito. Si tratta dello stesso misterioso oggetto che era apparso millenni e millenni prima agli uomini preistorici e aveva quasi fatto nascere in loro la capacità di pensiero. Sarà lo stesso misterioso monolito a giustificare la “Missione Giove” diciotto mesi dopo il suo ritrovamento. Durante questa missione, l’avaria al computer Hal 9000 provocherà una situazione tragica che, tuttavia, non impedirà all’astronauta David Bowmann di proseguire il viaggio verso Giove e l’Infinito.

Stanley Kubrick è stato uno dei più importanti registi della storia del cinema. Dedicatosi dapprima alla fotografia, egli ha realizzato tredici film di genere diverso che sono diventati veri e propri punti di svolta del linguaggio cinematografico. Nel 1949 realizza il cortometraggio Day of the Fight, mentre al 1953 risale Paura e desiderio, il suo primo lungometraggio. Fu Kirk Douglas a finanziare la realizzazione di Orizzonti di gloria, film che ottenne un’ottima accoglienza da parte della critica. Anche il successivo Spartacus vede Douglas collaborare con Kubrick. Seguono poi Lolita, dallo scandaloso romanzo di Vladimir Nabokov, Il dottor Stranamore – Ovvero: come ho imparato a non preoccuparmi e ad amare la bomba, 2001: Odissea nello spazio, Arancia meccanica, Barry Lyndon, Shining, Full Metal Jacket e, infine, Eyes Wide Shut. E se nel titolo dell’ultimo film appare la parola “occhio”, vale la pena di ricordare quanto ebbe a dire lo stesso Kubrick riferendosi al suo lavoro di fotografo: “quell’esperienza per me ebbe un valore inestimabile, non solo perché imparai un sacco di cose sulla fotografia, ma anche perché mi fornì una rapida educazione su come andavano le cose nel mondo”.

Ore 21.00 incontro su PINO. Un film su Pino Pascali. Introduce Andrea Bruciati

Ore 21.20 i filmati dell’Archivio Storico Luce

Ore 21.30 proiezione  PINO. Un film su Pino Pascali di WALTER FASANO

PINO. Un film su Pino Pascali

regia di Walter Fasano, con Susanne Vega, Alma Jodorowski, Monica Guerritore, Michele Riondino

Italia, 60’, documentario

Pino Pascali, uno degli artisti che con la sua attività poliedrica e innovativa ha animato la scena culturale italiana degli anni Sessanta, muore in un incidente nel 1968. A cinquant’anni di distanza, la Fondazione a lui intitolata compra una delle opere più significative di Pascali dal suo amico e gallerista Fabio Sargentini: Cinque bachi da setola e un bozzolo. È l’occasione per riscoprire materiali fotografici e filmati che, montati con libertà creativa, compongono una biografia artistica di uno delle più affascinanti personalità dell’arte del secondo novecento italiano.

Walter Fasano è montatore, sceneggiatore, compositore e regista. Ha montato film di Dario Argento, Luca Guadagnino, Marco Ponti, Ferdinando Cito Filomarino, Maria Sole Tognazzi e Ferzan Özpetek. Ha firmato con Luca Guadagnino il documentario Bertolucci on Bertolucci, presentato nel 2013 alla Mostra Internazionale d’arte cinematografica di Venezia. Nel 2018 ha ricevuto il premio Ciak d’oro per il montaggio di Chiamami col tuo nome, di cui, insieme a Luca Guadagnino, James Ivory e Samuel Deshors, ha firmato la sceneggiatura. Questa è risultata vincitrice del premio Oscar quale Miglior Sceneggiatura non Originale.  

Ore 21.00 Concorso Videoarte

Ore 21.20 incontro LA DONNA SCIMMIA. Introduce Andrea Bruciati

Ore 21.40 i filmati dell’Archivio Storico Luce

Ore 21.45 proiezione LA DONNA SCIMMIA di MARCO FERRERI

LA DONNA SCIMMIA

regia di Marco Ferreri, con Ugo Tognazzi, Annie Girardot, Achille Majeroni, Filippo Pompa Marcelli, Ermelinda De Felice, Antonio Altoviti

1964, Italia/Francia, 92’, drammatico, grottesco

La trama si ispira alla vicenda di Julia Pastrana, donna messicana vissuta nell’Ottocento che, affetta da ipertricosi, fu esibita come fenomeno da baraccone. Il film, infatti, racconta la storia di Maria, una giovane che, completamente coperta di peli, vive relegata in un ospizio di Napoli per sfuggire allo sguardo della gente. È lo scaltro Antonio Focaccia, abituato a vivere di espedienti, a convincerla a uscire da questo suo rifugio e a esibirsi in pubblico come unico caso di donna scimmia ritrovata in Africa. L’uomo, chiaramente, pensa solo a sfruttarla, Maria, però, se ne innamora. Un po’ per pietà, un po’ per calcolo, Antonio giungerà a sposarla e a concepire un figlio con lei. La gravidanza, però, avrà un esito infausto sia per la donna sia per il bambino. I loro corpi, che Antonio avrebbe voluto esporre, finiranno in un museo.

Marco Ferreri è stato uno dei pochi registi italiani che ha affrontato più volte nella sua carriera il genere del grottesco. Forse non a caso proprio in una Spagna, allora dominata dal franchismo, dove risuonavano reminiscenze bunueliane, Ferreri trova il suo primo fondamentale collaboratore nello sceneggiatore Rafael Azcona Fernández, con cui scrive il suo primo film, El pisito, nel 1958. E se, da giovane, il regista avrebbe voluto diventare veterinario, i suoi film si pongono talvolta come veri e propri studi antropologici del comportamento umano, scandalizzando spesso un pubblico non abituato ad analisi tanto lucide e spietate. Così, ad esempio, in L’ape regina del 1963 una donna provoca la morte del marito per il suo assillo di procreazione, Marcia nuziale (1966) è una disamina del tema del matrimonio in un’Italia ancora fortemente dominata dalla morale cattolica, L’udienza (1971) racconta di un uomo che tenta inutilmente di essere ricevuto dal Papa. Ferreri, che nei suoi film ha diretto notissimi attori (come Catherine Deneuve, Marcello Mastroianni, Gerard Depardieu, Christopher Lambert), accanto a Ugo Tognazzi è stato uno degli interpreti di Porcile di Pier Paolo Pasolini (1969) e ha collaborato, per la scrittura di alcuni suoi film, con l’attrice Piera Degli Esposti, la cui biografia romanzata ha raccontato nel film Storia di Piera (1983).

Ore 21.00 Concorso Videoarte

Ore 21.20 incontro RITRATTO DI SIGNORA. Introduce Andrea Bruciati

Ore 21.40 i filmati dell’Archivio Storico Luce

Ore 21.45 proiezione RITRATTO DI SIGNORA di JANE CHAMPION 

RITRATTO DI SIGNORA

regia di Jane Champion, con Nicole Kidman, John Malkovich, Barbara Hershey, Mary-Louise Parker, Martin Donovan, Valentina Cervi, Christian Bale, Viggo Mortesen, Shelley Winters, John Gielgud, Richard E. Grant, Shelley Duvall, Roger Ashton-Griffiths.

1996, USA, 142’, drammatico

Isabel è una giovane americana che, negli ultimi anni dell’Ottocento, segue la zia in Inghilterra. Sfidando la mentalità del tempo, Isabel difende a ogni costo la propria libertà, rifiutando le proposte di matrimonio che le vengono fatte e che la porterebbero a vivere la vita che gli altri si aspettano da lei. È in Italia che Isabel conosce Madame Merle e il suo amante Gilbert Osmond. Questi, con il suo fascino da esteta, riesce a circuirla e, attratto dal suo patrimonio, perfino a sposarla. La vita matrimoniale, però, si rivelerà del tutto diversa da come Isabel se l’era immaginata. La notizia delle pessime condizioni di salute dell’amato cugino Ralph faranno sì che Isabel sfugga al controllo serrato e crudele del marito imponendole di tornare. Avrà modo di confidare al cugino morente la sua infelicità e ritroverà un suo vecchio pretendente, ma riuscirà a liberarsi del giogo del marito?

Jane Champion è una regista neozelandese e, con il film Lezioni di piano, è stata nel 1993 la prima donna a vincere la Palma d’Oro al Festival di Cannes. Figlia di un’attrice e di un regista di teatro, Jane Champion ha frequentato l’Accademia di Belle Arti di Sidney e, in seguito, l’Australian Film, Television and Radio School, dove ha realizzato il cortometraggio Peel che è risultato vincitore di un premio a Cannes. Con il film Un angelo alla mia tavola vince nel 1990 il Leone d’Argento alla Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia. Segue Lezioni di piano che la consacra in tutto il mondo. Dopo avere diretto film che hanno avuto un esito incerto, Jane Champion decide di interrompere per alcuni anni la sua attività cinematografica. Il potere del cane del 2021 è il suo ultimo lungometraggio, con il quale vince il premio Oscar alla miglior regia.

Ore 21.00 Concorso Videoarte

Ore 21.20 incontro THE ARCH. Introduce Andrea Bruciati

Ore 21.40 i filmati dell’Archivio Storico Luce

Ore 21.45 proiezione THE ARCH di ALESSANDRA STEFANI

THE ARCH

regia di Alessandra Stefani, con Davide Brambilla, Glenn Scott, Sue Carr, Wuren Wang, Dae-Hong Minn.

2020, Italia, 103’, documentario

L’architetto Davide Brambilla, Dada, intraprende un viaggio a partire dall’Australia per incontrare i più importanti architetti della nostra epoca. A spingerlo in questa lunga peregrinazione sono varie domande che si agitano in lui: in che modo l’architettura plasma le nostre vite? Può l’architettura costruire il futuro? Può progettare modi di vita più sostenibili? Dada Brambilla, con il suo smoking, percorre il mondo per trovare risposte alle sue domande. Eccolo nelle più importanti città del pianeta, eccolo su spiagge sconfinate, eccolo sulle antiche piramidi Maya, eccolo sulla Grande Muraglia Cinese a riflettere su quanto l’architettura incida nel nostro modo di vivere.

Alessandra Stefani ha lavorato per anni in qualità di Art Director. Nel 2017 realizza Il top in ceramica, il suo primo cortometraggio da regista. Ha scelto, quindi, di frequentare la New York Film Academy e di fondare la casa di produzione cinematografica “Scarabeo Entertainment.” The Arch è il primo lungometraggio prodotto da “Scarabeo Entertainment” e diretto da Alessandra Stefani.

Ore 21.00 Concorso Videoarte

Ore 21.20 incontro MANIFESTO. Introduce Andrea Bruciati

Ore 21.40 i filmati dell’Archivio Storico Luce

Ore 21.45 proiezione MANIFESTO di JIULIAN ROSEFELDT 

MANIFESTO

regia di Julian Rosefeldt, con Cate Blanchet.

2015, Australia/Germania, 90’

Un film che è impossibile classificare in un genere: una sola attrice, Cate Blanchett, interpreta personaggi diversi in contesti diversi che in comune hanno una sola cosa: tutti fanno vivere le parole di altrettanti “manifesti”. Si va dal manifesto di Karl Marx a quello firmato dal movimento “Dogma 95”, da quello firmato da Kandinsky a quello di Lucio Fontana e a tanti altri. Un film nato come istallazione ma che ha subito trovato la via per la sala cinematografica, una prova d’attrice straordinaria che fa vivere parole non scritte per il cinema ma che qui trovano una potenza forse mai nemmeno immaginata.

Julian Rosefeldt ha studiato architettura a Monaco di Baviera e a Barcellona e si è affermato poi come filmmaker e come artista. Ha realizzato importanti istallazioni video nelle più importanti istituzioni di tutto il mondo: da San Paolo ad Atene, da New York a Londra, Bonn, Berlino. Le sue opere fanno parte di collezioni come quella del Museum of Modern Art di New York, della Saatchi Gallery di Londra, della Thyssen-Bornemisza di Vienna. Nei suoi lavori egli unisce spesso momenti apparentemente documentaristici a momenti che si pongono al pubblico secondo i modi del film di finzione.

Ore 21.00 Concorso Videoarte

Ore 21.20 incontro ADDIO MIA REGINA. Introduce Andrea Bruciati

Ore 21.40 i filmati dell’Archivio Storico Luce

Ore 21.45 proiezione ADDIO MIA REGINA di  BENOÎT JACQUOT

ADDIO MIA REGINA

regia di Benoît Jacquot, con Diane Kruger, Léa Seydoux, Virginie Ledoyen, Xavier Beauvois.

2012, Francia/Spagna, 100’, storico

Sidonie Laborde è la giovane lettrice della regina Maria Antonietta. Siamo nel 1789, ma alla corte di Versailles forse non ci si rende perfettamente conto di quanto sta accadendo a Parigi. Sarà la notizia della presa della Bastiglia a suscitare una profonda inquietudine: molti decideranno di lasciare la reggia e, quindi, la famiglia reale. Al contrario, Sidonie ha fiducia che, accanto alla regina, sarà sempre al sicuro. Sarà proprio la regina, però, a chiederle di compiere una missione tutt’altro che tranquilla: dovrà indossare i panni della sua favorita, la duchessa di Polignac, per fare da esca e permettere così a quest’ultima, travestita da cameriera, di lasciare il paese e mettersi in salvo.  

Benoît Jacquot è sceneggiatore, regista e, talvolta, è stato anche attore. Il suo primo film è L’assassin musicien del 1976, tratto da Dostoevskij. Suoi film successivi sono stati selezionati alla Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia (Le septième ciel del 1997) e al Festival di Cannes (L’école de la chair del 1998), mentre Addio mia regina apre il Festival di Berlino nel 2012. Con lui hanno lavorato attori di grande fama come Dominique Sanda, Daniel Auteuil, Isabel Adjani. Nel film Tre cuori ha diretto Catherine Deneuve e sua figlia Chiara Mastroianni e, in una particolare e interessante versione cinematografica dell’opera lirica Tosca, cantanti lirici come Roberto Alagna e Ruggero Raimondi.

Ore 21.00 Concorso Videoarte

Ore 21.20 incontro TEOREMA. Introduce Andrea Bruciati

Ore 21.40 i filmati dell’Archivio Storico Luce

Ore 21.45 proiezione TEOREMA di PIER PAOLO PASOLINI

TEOREMA

regia di  Pier Paolo Pasolini, con Terence Stamp, Massimo Girotti, Silvana Mangano, Anne Wiazemsky, Laura Betti, Adele Cambria, Ninetto Davoli, Carlo De Mejo, Cesare Garboli, Alfonso Gatto, Susanna Pasolini.

1968, Italia, 98’, drammatico

Un giorno, in una famiglia dell’alta borghesia milanese, un postino di nome Angelo recapita un telegramma in cui si annuncia l’imminente arrivo di un Ospite misterioso. Così, infatti, accadrà il giorno successivo. Lo sconosciuto è un giovane che trascorre gran parte del suo tempo leggendo l’opera omnia di Rimbaud. Il problema è che nessuno in casa riesce a sottrarsi al suo fascino: Emilia, la serva, tenta il suicidio perché innamorata di lui, Pietro, il figlio del capofamiglia, scopre grazie a lui la sua omosessualità, Lucia, moglie e madre fino a quel punto irreprensibile, sarà soggiogata da lui, e così sarà di Odetta, figlia di Lucia e sorella di Pietro e, infine, del Padre, imprenditore che incarna perfettamente l’uomo borghese del boom economico italiano. Ma, come l’Adorabile di Rimbaud, anche l’Ospite, dopo essere venuto, se ne andrà e forse non tornerà più. E questo getterà nello scompiglio quella che era una perfetta famiglia borghese nella Milano del 1968.

Pier Paolo Pasolini (1922 - 1975) è una delle personalità più controverse della cultura italiana. Poeta, romanziere, sceneggiatore e regista, Pasolini è stato oggetto di grande ammirazione ma anche di violentissimi attacchi, con un numero esorbitante di denunce e processi a suo carico (circa 30), tra cui quello per oscenità, conclusosi con l’assoluzione, proprio per Teorema. Pier Paolo Pasolini si accostò alla regia dopo avere lavorato alla scrittura di diverse sceneggiature per registi come Federico Fellini o Mauro Bolognini. I suoi film, da Accattone a Mamma Roma, da Uccellacci Uccellini a Comizi d’amore, da Che cosa sono le nuvole a La terra vista dalla luna, a Teorema, Medea, Decameron, Salò o le centoventi giornate di Sodoma hanno segnato indelebilmente il nostro cinema e la nostra cultura. L’artista Fabio Mauri, nel 1975, ideò e realizzò la performance Intellettuale, in cui proiettò il film Il Vangelo secondo Matteo sulla camicia bianca indossata dallo stesso Pasolini, che quindi, in quanto performer, diventò lo schermo della sua stessa opera e ne sperimentò gli effetti sul suo stesso corpo.